Ryb –  RedYellowBlue (2003)
Fuoco – terra – acqua.

Nel 2003, mi sono immerso in un’esperienza artistica unica, battezzata “RYB”, un progetto che trascendeva i confini convenzionali dell’arte. RYB, acronimo di Rosso, Giallo, Blu, rappresenta il tentativo di esplorare i confini dell’arte attraverso la fusione di fuoco, terra e acqua.

Il mio amico Rocco Romano mi ha spinto a procurarmi una tela, su cui, lo stesso giorno, ho iniziato a tracciare delle linee e a riempirle di colori. L’intero processo fu governato dall’istinto puro, senza alcun pensiero, riflessione o messaggio predefinito. Fu un atto di pura creatività, liberato da qualsiasi vincolo concettuale.

L’unico documento di questa breve ma intensa esperienza è una singola foto catturata durante il processo creativo. Poche ore dopo, la tela fu ricoperta di bianco e poi distrutta. Una decisione radicale che aggiunse un ulteriore strato di mistero e significato al progetto.

Le linee e i colori di RYB che un tempo avevano preso forma sulla tela ora appartengono alla “parte oscura della Luna“, un luogo concettuale in cui risiedono tutte le opere distrutte o mai realizzate. Questo concetto metaforico sottolinea la fugacità dell’espressione artistica e la sua connessione con l’effimero.

Ryb- dettaglio (2003)

RYB rappresenta una sfida all’idea tradizionale di permanenza e immortalità nell’arte. La distruzione consapevole della tela e dei suoi contenuti aggiungeva una dimensione temporale alla creazione artistica, sottolineando che ogni opera d’arte è destinata a mutare, evolvere o addirittura scomparire nel corso del tempo.

L’approccio, basato sull’istinto e la distruzione programmata, offre uno sguardo unico sulla creatività come atto immediato e irrazionale. RYB diventa quindi un’esplorazione della forza primordiale che guida l’atto creativo, mettendo in discussione le convenzioni artistiche e invitando gli spettatori a riflettere sulla natura mutevole dell’arte stessa.